Da dove stiamo partendo?

Ammiro il grande zelo dell’eminentissimo Segretario di Stato di Sua Santità Card. Pietro Parolin che non solo lo tiene tanto occupato nei Palazzi Apostolici, ma lo spinge anche a portare la sua voce altrove. La sua parlata magistrale a Pordenone ha suscitato interesse ben oltre i confini dell’Italia, ha parlato infatti della Cina. Come un figlio di quella Nazione, mi sono subito messo a leggere e studiare l’importante testo, completandolo con quello che egli aveva espresso su “L’Avvenire”.

Vorrei tanto lasciarmi prendere dalle grandi speranze che Sua Eminenza sta suscitando, ma sono trattenuto da molte perplessità. Con tutto il rispetto, espongo qui alcuni dubbi che non riesco a debellare e che forse altri pure timidamente nutrono nel loro cuore.

A.

Sua Eminenza il Card. Parolin dice che i problemi di oggi (riguardo alle relazioni tra la Santa Sede  e la Cina) non sono totalmente dissimili da quelli che (Card.) Celso Costantini ha aiutato a superare 70 anni fa. Ciò mi fa non poca meraviglia. Al mio modesto modo di capire, i problemi sono proprio toto coelo diversi.

Allora si trattava di liberare la Santa Sede dall’ “imperialismo missionario”(cioè dalla prepotenza di politici occidentali imperialisti, i quali, facendosi forti del diritto, ritenuto “esclusivo”, di protezione della Chiesa e dei missionari, cercavano di impedire che la Santa Sede stabilisse relazioni dirette con le Autorità cinesi, le quali ne sarebbero state ben felici).

Oggi invece la Santa Sede ha da fare con un Governo cinese ateo e totalitario, deciso a perseguire, già con grande successo, la sua politica immutata di soggiogare (“guidare” è il termine da loro usato) tutte le religioni, specialmente quelle di origine occidentale, cioè cristiane.

Non credo necessario elencare qui tutti i fatti e pronunciamenti, anche recentissimi, del Governo cinese che provano il mio asserto. Sono di pubblico dominio e di facile consultazione.

B.

Se il punto precendente è valido, allora, mentre ammiriamo l’intrepido Card. Costantini, il quale è riuscito a realizzare la sua difficile missione di portare il popolo cristiano cinese nel grembo della Madre Chiesa, oggi non possiamo che compatire i nostri ufficiali incaricati della diplomazia vaticana, perché essi si trovano davanti ad una missione impossibile o quasi impossibile.

Come si può sperare che il Governo cinese acconsenta ad un accordo che assicuri una vera libertà religiosa? Restituisca alla Chiesa l’autorità sua propria che esso ha già usurpato da tanti decenni? Ciò farebbe supporre che il Governo cinese abbia cambiato radicalmente la sua ideologia. Ciò vuol dire che crediamo che anche la nostra controparte ha la stessa nostra buona volontà, che i communisti perseguono pure il vero, il buono e tutti i valori universali.

Si può scegliere di essere ottimisti o pessimisti, ma un giudizio responsabile deve fondarsi sui fatti.

C.

– Il Card. Parolin ci dice di fidarsi della Divina Provvidenza, ma questa non ci assicura che presto finirà la bufera, il tempo è nelle mani di Dio.

– Il Card. Parolin ammette pure che bisogna procedere cum timore et tremore, ma quel che vediamo è un ottimismo ad oltranza. Sembra infatti allegramente sicuro che sta scrivendo una pagina senza precedenti nella storia (ovviamente non si tratta del desiderio di chissà quale successo mondano, ma di contribuire alla pace del mondo).

Abbiamo pure alzato la voce della cautela, ma abbiamo meritato il rimprovero della mancanza di fiducia, di pensare male degli altri.

– Il Card. Parolin dice che anche il Papa sa quali progressi si siano fatti. Ma noi siamo all’oscuro. Quel che vediamo invece è che nel desiderio di compiacere alla Cina, la Santa Sede ha rinunciato sovente alla sua autorità ed ha tollerato ogni sorta di abusi, per cui la Gerarchia della comunità ufficiale si trova oggi quasi al fondo della fossa, sarà difficile risalire il pendio. Ci vorrà un miracolo. Crediamo nei miracoli, ma non possiamo tentare il Signore.

D.

Si dice che si tratta di un viaggio. Ma un punto preliminare è di sapere DA CHE PUNTO STIAMO PARTENDO.

SIAMO D’ACCORDO SU “DOVE È IL VERO PROBLEMA?”

– Mi pare che si parli troppo della riconciliazione (tra le due comunità).

Io sono stato certamente tra I primi a dire che non ci sono due Chiese Cattoliche in Cina, in quanto tutti nel loro cuore sono in unione con il Successore di Pietro. La divisione delle due comunità è stata creata dal Governo, il quale dichiara fuori legge chi non accetta di far parte di una Chiesa indipendente da Roma, e tiene come schiavi chi, per qualunque ragione, ha accettato di sottomettersi ad esso. Purtroppo si sono poi infiltrati lungo gli anni anche degli opportunisti che collaborano volentieri con esso.

– L’unione esiste già nei cuori. Facile sarà la riunificazione. Quando il Vescovo Ma di Shanghai ha dichiarato di distanziarsi dalla Associazione Patriottica, la comunità clandestina gli ha subito promesso obbedienza (però oggi, con il mistero della clamorosa “ritrattazione” non ancora risolto, come possono i clandestini accettare l’ordine da Roma di andare a sostenere Mons. Ma in caso venisse all’aperto?)

– Mi pare che si parli troppo anche dell’essere insieme Cattolici e Cinesi. Non abbiamo mai visto alcuna contraddizione in questo. È il Partito Comunista Cinese che oggi si arroga il diritto di giudicare chi è patriottico e chi non lo è (ancora più ridicolo è che esso si sente qualificato perfino a giudicare su chi è veramente cattolico, chi è veramente un sacerdote e un vescovo).

C’è chi crede forse che saremo più cinesi se ci sottomettiamo alle ingerenze del Partito nelle cose della nostra Chiesa?

Ripeto: SIAMO D’ACCORDO SU DOVE È IL VERO PROBLEMA?

Per me il problema è di tirar fuori i nostri fratelli dalla schiavitù. Senza una vera libertà, come si può parlare di “un modo più positivo di vivere la fede”?

È pronto il Governo cinese a riconoscere questo diritto ai suoi cittadini?

E.

Realismo è conoscere e riconoscere la realtà, altrimenti il realismo (sano o non sano) oppure “pragmatismo e flessibilità” (nel linguaggio del portavoce del Governo cinese) sono tutti eufemismi per coprire la realtà del compromesso, della resa incondizionata e del tradimento della propria dignità.

La realtà può essere crudele, ma dobbiamo guardarla in faccia. Solo sapendo dove ci troviamo ora, possiamo cominciare il viaggio verso la meta.

Card. Parolin dice: il Santo Padre ci chiede di abandonare la logica del “ o cosi, o non si fa niente”. L’espressione deve essere analizzata. Se significa “o ci date la libertà o non ci parliamo”, allora è negativa, non dobbiamo rifuitare il dialogo. Ma se per far riuscire il dialogo siamo disposti a “fare qnalunque cosa”, meanche è giustificato. Il dialogo ha pure i suoi limiti, non possiamo negare la nostra identità.

Papa Benedetto nella sua lettera del 2007 dice: “La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime Autorità civili; nello stesso tempo, però, non è accettabile un’arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscono indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa.”

Non è lecito rinnegare la nostra identità, altrmenti i martiri sarebbero stati dei sciocchi.

Domandiamoci senza equivoci: c’è o non c’è una conferenza episcopale nella comunità ufficiale della Chiesa in Cina?

Non c’è! C’è solo il Governo che gestisce direttamente la Chiesa col nome di “Una Associazione (Patriottica) e una Conferenza (Episcopale)”.

C’è o non c’è una Chiesa scismatica?

C’è! Oggettivamente, Anche se i Papi preferiscono non chiamarla tale perché sanno che molti vi si trovano sotto enorme pressione.

OGNI SFORZO DEVE PARTIRE DA QUESTA REALTÀ.

E ricordiamo il detto della Santa Madre Teresa di Calcutta: “Il Signore non si aspetta il nostro successo, ma la nostra fedeltà”.

24 Settembre 2016

Chinese Version:

從哪裡啟程?(向教廷國務卿請教)

English Version:

Where does the journey start from?

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天主教香港教區榮休主教

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